Morte della tiktoker Alexandera Garufi: si indaga per istigazione al suicidio
La 19enne si è tolta la vita lo scorso 19 marzo a Sesto San Giovanni. Riceveva continuamente insulti transfobici

La procura di Monza ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio e omessa custodia di arma sulla morte di Alexandra Garufi, nata Davide, la 21enne che si è tolta la vita lo scorso 19 marzo a Sesto San Giovanni. L’istigazione al suicidio, però – a quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate – non sarebbe al momento collegata a messaggi social ricevuti dalla giovane, che su TikTok raccontava il suo percorso di transizione di genere. I parenti, sentiti dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Sesto San Giovanni, non hanno riferito di episodi di bullismo o cyberbullismo subiti dalla 21enne, descritto come un ragazzo fragile, con un passato di grande sofferenza, legato alla perdita di una sorella. È stata una vicina di casa a raccontare agli investigatori della vita social di Alexandra e degli insulti omofobi ricevuti. Quanto alla pistola usata per uccidersi, si tratta dell’arma in dotazione al padre, che lavora come guardia giurata per un istituto di vigilanza privata. La pistola sarebbe stata lasciata dall’uomo nello zainetto del lavoro, da cui il 21enne ha potuto prenderla e usarla contro se stesso. Sul corpo della vittima la procura di Monza disporrà a breve l’autopsia.
Le parole di Vittoria Schisano
“Sono episodi che devono riguardare tutti, non possiamo batterci solo per i diritti che riguardano la nostra persona. Ma dobbiamo scendere in campo per i diritti del nostro vicino di casa per far sì che tutti possano vivere in un mondo sereno”. A parlare all’Adnkronos è l’attrice Vittoria Schisano, intervenendo sul suicidio della giovane tiktoker. “Certi commenti possono essere delle ‘bombe’. E la cosa triste è quando questi commenti arrivano da persone adulte, che spesso sono dei genitori”, questo “è molto pericoloso perché crea emulazione”, afferma Schisano, che ha affrontato un lungo percorso di transizione. Oggi “viviamo un momento tristissimo al livello mondiale, la politica dovrebbe sensibilizzare all’inclusione, alla tolleranza e all’amore”, invece “semina guerra e paura. Trump, per esempio, vorrebbe cancellare dalla faccia della terra le persone trans o non binarie, ma non capisco qual è il problema. Ci sarebbe tanto altro di cui occuparsi, come la violenza sulle donne, la disoccupazione, la sanità, le guerre, la libertà delle donne di abortire, la parità salariale”.
“È assurdo chiedere il permesso per quello che si è”
Per l’attrice “è assurdo che oggi si debba ancora chiedere il permesso di essere quello che si è” e “purtroppo i giovani non hanno una vera guida. La politica li educa al contrario e la scuola non può educare perché se tratta certi temi viene silenziata, a partire dall’educazione sessuale. E quindi i ragazzi si educano su internet”. Storie come quelle di Alexandra Garufi sono frequentissime: “E anche per questo motivo fare coming out è difficile” ma “dire la verità è un grande lusso che ogni persona si deve permettere. Quando dici la verità, la paura scompare. E questo non vale soltanto per la comunità Lgbtqia+, ma per tutti. Io sono stata in silenzio per anni, ma a un certo punto ho detto la mia verità e ho sempre cercato di farlo con dignità”, ricorda Schisano, nata con il nome di Giuseppe. “Si sbaglia a pensare che gli organi genitali possano stabilire che una persona sia maschio o femmina, oltre un pene e una vagina c’è un’anima”, sottolinea l’attrice, di recente su Netflix con ‘La vita che volevi’ di Ivan Cotroneo. Schisano riflette poi sull’importanza di avere “persone che fanno parte della comunità Lgbtqia+ capaci di provocare un pensiero piuttosto che le risate. In tutta onestà, non abbiamo bisogno di personaggi fumetto. Gli anni di risatine hanno distrutto la nostra cultura”, conclude.
